Paesaggi di acque e memorie

edizione 2026, ottobre-novembre

Il programma autunnale 2026 si apre con la proiezione del film vincitore del Premio speciale Paesaggi che cambiano, assegnato dalla Fondazione Benetton nell’ambito dell’Edera Film Festival a un’opera particolarmente significativa per il tema del paesaggio, nel suo continuo evolversi, e per lo sguardo sulla relazione delle persone e delle comunità con i propri luoghi di vita.

Nella sua opera, Una cosa vicina, il giovane autore salernitano Loris G. Nese, mescola abilmente documentario, finzione e animazione, e attingendo a materiali d’archivio e filmini amatoriali di famiglia, decostruisce e riassembla in modo originale pezzi di una storia familiare difficile e dolorosa. L’origine di tutto sono proprio i luoghi in cui si è svolta e che, a partire dall’ambiente/microcosmo domestico, assumono un significato ben diverso alla luce delle scoperte fatte da adulto; il quartiere di periferia in cui è nato, la città, e perfino le mete dei viaggi di famiglia, sono i luoghi della memoria e gli elementi chiave dai quali iniziare, intrecciando la topografia pubblica e quella privata, per “raccontare la confusione che caratterizza una vita trascorsa tra dubbi sul proprio passato, che si insinuano sottopelle nell’interpretazione del mondo”.

L’elemento comune dei tre appuntamenti successivi è l’acqua, protagonista di quattro titoli di cinema documentario che ci accompagneranno in paesaggi vicini e lontani, nello spazio e nel tempo, sempre più minacciati, nella loro intrinseca fragilità, ed esposti a incuria e degrado ambientale non più sostenibili.
Il viaggio inizia sulle tracce delle misteriose creature mitologiche che proteggono i corsi d’acqua, con musicisti e scienziati che raccolgono i suoni dei luoghi dove esse vivono; intrecciando mito e presente, musica e scienza, leggenda e mondo reale, l’immersione nel paesaggio anfibio delle nostre terre, dalle Dolomiti alla Laguna, rivela ambienti solcati da ferite profonde dove proprio l’acqua porta i segni più evidenti di un equilibrio compromesso (Anguane, le voci dell’acqua di Giovanni Pellegrini).
Per i paesaggi e gli ecosistemi costieri, sottoposti a una pressione antropica la cui dimensione e scala sembrano rendere inutile qualsiasi tentativo di opporsi a un degrado ecologico che appare irreversibile, l’arretramento della presenza umana a fine stagione rivela invece scenari imprevisti nei quali la risposta sul campo più efficace, grazie all’impegno di scienziati e cittadini, nasce dalla scala “micro”, ad esempio quella dei granelli di sabbia sequestrati in aeroporto e riversati dai volontari nelle spiagge della Sardegna (Cosa rimane quando il mare si muove di Gaetano Crivaro).
In conclusione di questo programma, grazie al contrappunto fra le straordinarie immagini inedite di Giuseppe Mestriner (Lungo il fiume. Com’era il Sile nel 1949) e quelle attualissime di Marco Zuin (Nuove ecologie e archeologia della navigazione. Un workshop di progettazione del paesaggio lungo il fiume Sile), le acque limpide del fiume simbolo della città di Treviso sembrano richiamarci all’ordine sull’importanza di agire per il futuro di tutti i paesaggi (non solo quelli dell’acqua) solo partendo dalle memorie dei luoghi e delle persone che li hanno vissuti e plasmati, per restituire centralità a un’azione di cura del pianeta e di tutti i suoi abitanti, viventi e non viventi, umani e non umani, che sia eticamente, ecologicamente e socialmente consapevole e adeguata ai tempi. (S.Z.)

Foto in copertina tratta dal film Anguane, le voci dell’acqua