Voce del verbo “resistere”

edizione 2025, ottobre-novembre

La nuova edizione della rassegna cinematografica, che questa volta include anche la presentazione di un libro, si apre con la proiezione del film Brenta connection di Cristian Tomassini, vincitore all’Edera Film Festival 2025 del Premio speciale “Paesaggi che cambiano”, il riconoscimento che la Fondazione Benetton attribuisce a un’opera particolarmente significativa per il tema del paesaggio, nel suo continuo evolversi, e per lo sguardo sulla relazione delle persone e delle comunità con i propri luoghi di vita.

In modo originale e con un linguaggio non scontato, il primo lungometraggio di Tomassini racconta un territorio in tutte le sue contraddizioni, mostrandone tensioni e miserie ma lasciandone anche intravvedere frammenti di natura selvatica che resiste, come provano a resistere – a modo loro – i personaggi strampalati che, in una notte d’estate, si aggirano in paesaggi fatti di acque e capannoni, coinvolti in una vicenda surreale e assurda, incredibilmente ispirata a un fatto vero (Brenta connection).

Resistono a una gestione del territorio imposta dall’alto e percepita come impattante per i loro (nostri?) paesaggi, le centinaia di persone che nel 2024 hanno percorso a piedi quasi 200 chilometri, dalla valle del Vanoi fino a Venezia, per dare voce a un intero ecosistema minacciato e consegnare alla Regione Veneto le 13.000 firme raccolte contro la costruzione di una diga in Val Cortella, una delle ultime valli selvagge delle Alpi. Come loro, resistono tutti i cittadini che vedono nelle Grave del Piave di Ciano del Montello un’area naturale tanto preziosa quanto fragile, di cui siamo eredi e custodi, la cui importanza dovrebbe superare ogni calcolo economico e “non ammette soluzioni gestionali univoche e meramente tecniche” (In cammino per l’acqua, Acque contese).

Resistenza, infine, è la parola alla quale ci inchiniamo ogni giorno, quella che ha segnato le vite di Antonio Giuriolo, intellettuale antifascista e partigiano, maestro di pensiero critico (La religione della libertà), e di Mario Rigoni Stern che, grazie alla resistenza fisica e mentale di un bambino cresciuto tra le montagne, sopravvisse alla prigionia nei lager tedeschi, riuscendo, in seguito, a raccontare tutto l’orrore e il dolore della guerra, dando voce ai compagni e agli amici, quelli perduti e quelli ritrovati, e alle loro storie (Ritratti. Mario Rigoni Stern). (SZ)

Foto in copertina proveniente dall’archivio Mario Rigoni Stern