Treviso sul grande schermo. Racconti di città e paesaggi

edizione 2026, marzo-aprile

Treviso: una città che molto spesso viene percepita come un salotto pulito e ordinato, bello e confortevole, con i palazzi, le facciate dipinte, le mura storiche, le acque limpide e tutto quel che serve a costruire un’immagine rassicurante, una cartolina che può fare il giro del mondo senza sfigurare.

E invece Antonio Padovan sceglie di deviare, di spostare il punto di vista e, con l’affetto per una città che può avere solo chi se ne è andato lontano per poi ritornare e decidere di fare il suo cinema vivendoci, la ritrae – anche negli angoli più noti e suggestivi – come un insieme di luoghi che sono belli perché sono vissuti, dall’intimità della casa allo spazio pubblico dei Buranelli o della Restera, fino al riconoscibilissimo cinema Edera (per molti la seconda casa!), con relativo (e meraviglioso) cameo di Lilli e Sandro. Un mosaico di luoghi che reinventa la geometria urbana reale per diventare non solo lo scenario perfetto di una bellissima storia contemporanea, ma un suo elemento portante e indispensabile che accompagna le vicende dei personaggi e contribuisce a tratteggiarne i caratteri (Come fratelli).

Proprio dalla vocazione di Treviso ad accogliere le produzioni cinematografiche, mettendo al servizio del racconto scorci magnifici ma anche posti meno noti, hanno tratto ispirazione gli autori del cortometraggio che accompagna il film (Cosa succede in città). Non un semplice backstage ma un piccolo gioiello di cinefilia, omaggio a una città capace di trasformarsi in set a cielo aperto e di nutrire lo sguardo del miglior cinema italiano dell’ultimo mezzo secolo, dalla coppia Vincenzoni-Germi a Padovan, passando per Paolo Sorrentino, che a Treviso vent’anni fa ha girato uno dei suoi film più belli (Le conseguenze dell’amore).

Sulla sintonia tra luoghi e stati d’animo si fonda l’opera del regista bellunese Francesco Sossai che, con il suo secondo lungometraggio – il primo, però, a godere di una produzione e distribuzione adeguate -, mette in scena in modo originale, realistico e al tempo stesso privo di giudizio, la pianura veneta che ben conosciamo, la terra dello spaesamento da omologazione del paesaggio con conseguente perdita di ogni riferimento, dove i protagonisti vivono le loro nottate e la loro amicizia spostandosi continuamente per quel bicchiere che non è mai davvero l’ultimo. L’irresistibile e improbabile terzetto, costituito dalla coppia di spiantati Doriano e Carlobianchi, cui si aggiunge il timido e non troppo convinto Giulio, vaga senza meta tra i paesaggi consumati e le rovine del mitico nordest, in un territorio che non ha mantenuto le promesse e ha relegato i personaggi non allineati ai margini. Succedono poche cose ma lo sguardo di Sossai su luoghi e persone, sguardo definito da “Le Figaro” «tenero ed esilarante», è magistrale nell’evocare, attraverso una storia minima, che a tratti è addirittura surreale, un intero immaginario di facce, paesaggi, parole, musiche, case, bar… che chi abita, o anche solo frequenta, questa regione, prima o poi, ha sicuramente incontrato (Le città di pianura).(SZ)

Foto in copertina tratta dal film Come fratelli