ore 18
Ingresso intero 20 euro, ridotto 15 euro
Prevendita
in Fondazione Benetton, via Cornarotta 7, Treviso
(lunedì-venerdì, ore 9-13, 14-17);
nella chiesa di San Teonisto, via San Nicolò 31, Treviso
2 ore prima dell’evento;
o nel sito www.liveticket.it
Landscapes, rassegna di musica, teatro, danza e incontri promossa dalla Fondazione Benetton e da almamusica433, prosegue sabato 17 maggio con il concerto Šostakovič: i Quartetti.
Nel cinquantesimo anniversario della morte di Dimitrij Šostakovič (1906–1975), il Noûs Quartet, – Ekaterina Valiulina, violino; Alberto Franchin, violino; Sara Dambruoso, viola; Riccardo Baldizzi, violoncello –, propone l’esecuzione dei quartetti del compositore russo, dopo averne da poco concluso l’incisione dell’integrale per la Brilliant Classics.
Dmitrij Šostakovič è una delle figure più emblematiche della musica del Novecento, che ha saputo cogliere le contraddizioni del suo tempo, dando vita a opere al contempo intime e universali, drammatiche e ironiche. Il suo contributo al repertorio quartettistico è immenso, e ogni sua composizione per archi è una finestra aperta sulla sua anima e sulla storia del suo secolo. Quando Šostakovič iniziò a comporre il Quartetto n. 1, nel 1938, non avrebbe di certo immaginato che in seguito avrebbe scritto altri quattordici quartetti. La musica da camera in Russia era considerata fino ad allora una sorta di genere minore e quasi amatoriale. Šostakovič cominciò il Primo Quartetto come una specie di esercizio per addestrare la mano a una forma musicale che fino a quel momento aveva trascurato. Šostakovič parlava di spirito “primaverile” del suo Primo Quartetto, ma sebbene i quattro movimenti mostrino una semplicità e un nitore decisamente neoclassici, le ombre e i demoni si insinuano anche tra le pieghe delle armonie solari e dei ritmi squadrati. Il carattere introspettivo del Quartetto n. 5 è dichiarato nelle quattro note della viola in apertura del tema. La scrittura del lavoro è densa e scura, riflesso di una delle pagine più complesse e difficili da comprendere del compositore. Il Quartetto n. 10 è dedicato all’amico Weinberg e affonda le radici in un gelido espressionismo. Il lavoro è articolato in maniera abbastanza tradizionale in quattro movimenti, gli ultimi due collegati assieme da un attacco. Tutta la trama polifonica si svolge in penombra, in attesa di un destino ignoto in cui sembra riassunta l’idea shakespeariana della vita come di una favola raccontata da un idiota, che non significa nulla.


ore 18
Ingresso intero 20 euro, ridotto 15 euro
Prevendita
in Fondazione Benetton, via Cornarotta 7, Treviso
(lunedì-venerdì, ore 9-13, 14-17);
nella chiesa di San Teonisto, via San Nicolò 31, Treviso
2 ore prima dell’evento;
o nel sito www.liveticket.it
Landscapes, rassegna di musica, teatro, danza e incontri promossa dalla Fondazione Benetton e da almamusica433, prosegue sabato 17 maggio con il concerto Šostakovič: i Quartetti.
Nel cinquantesimo anniversario della morte di Dimitrij Šostakovič (1906–1975), il Noûs Quartet, – Ekaterina Valiulina, violino; Alberto Franchin, violino; Sara Dambruoso, viola; Riccardo Baldizzi, violoncello –, propone l’esecuzione dei quartetti del compositore russo, dopo averne da poco concluso l’incisione dell’integrale per la Brilliant Classics.
Dmitrij Šostakovič è una delle figure più emblematiche della musica del Novecento, che ha saputo cogliere le contraddizioni del suo tempo, dando vita a opere al contempo intime e universali, drammatiche e ironiche. Il suo contributo al repertorio quartettistico è immenso, e ogni sua composizione per archi è una finestra aperta sulla sua anima e sulla storia del suo secolo. Quando Šostakovič iniziò a comporre il Quartetto n. 1, nel 1938, non avrebbe di certo immaginato che in seguito avrebbe scritto altri quattordici quartetti. La musica da camera in Russia era considerata fino ad allora una sorta di genere minore e quasi amatoriale. Šostakovič cominciò il Primo Quartetto come una specie di esercizio per addestrare la mano a una forma musicale che fino a quel momento aveva trascurato. Šostakovič parlava di spirito “primaverile” del suo Primo Quartetto, ma sebbene i quattro movimenti mostrino una semplicità e un nitore decisamente neoclassici, le ombre e i demoni si insinuano anche tra le pieghe delle armonie solari e dei ritmi squadrati. Il carattere introspettivo del Quartetto n. 5 è dichiarato nelle quattro note della viola in apertura del tema. La scrittura del lavoro è densa e scura, riflesso di una delle pagine più complesse e difficili da comprendere del compositore. Il Quartetto n. 10 è dedicato all’amico Weinberg e affonda le radici in un gelido espressionismo. Il lavoro è articolato in maniera abbastanza tradizionale in quattro movimenti, gli ultimi due collegati assieme da un attacco. Tutta la trama polifonica si svolge in penombra, in attesa di un destino ignoto in cui sembra riassunta l’idea shakespeariana della vita come di una favola raccontata da un idiota, che non significa nulla.