ore 17.30
Ingresso libero
Nell’ambito della rassegna Naturale inclinazione, edizione 2016, Luigino Pirola, architetto paesaggista, presidente nazionale aiapp, Paolo Villa, architetto paesaggista, direttore della rivista «Architettura del Paesaggio», e Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche, dialogano sulla professione del paesaggista.
Fare il paesaggista è considerato un privilegio. Un bel mestiere, giovane e pimpante che visto da angolature diverse mostra sempre aspetti sorprendenti e affascinanti. Naturalmente, non sono tutte rose e fiori, e la professione, presenta molti lati indecifrabili.
Come l’aggiornamento. Oggi la modalità più utilizzata di consultazione dei dati, è internet. Vi si trovano esempi, contatti, attori. Ma allora perché la più importante associazione italiana di architetti del paesaggio ha scelto e combattuto per avere una propria rivista, quando la carta stampata sta conoscendo una crisi irreversibile e internet conquista sempre più ampi utilizzi? La risposta è semplice: il mestiere di paesaggista è complesso e va raccontato con ordine, metodo e pazienza e non con la velocità di immagini e concetti in rapida successione.
La rivista che parla di paesaggio è una vetrina su cui si affacciano tre figure principali: chi scrive, chi progetta e chi legge. Ognuno con il proprio ruolo e il proprio contributo. Le tre figure non hanno confini marcati, perché c’è chi scrive e progetta, chi progetta e legge, chi fa tutte le cose. Per questo si può dire anche sia un mestiere imperfetto. Un buon motivo per trovare l’occasione di parlarne e di raccontarselo.


ore 17.30
Ingresso libero
Nell’ambito della rassegna Naturale inclinazione, edizione 2016, Luigino Pirola, architetto paesaggista, presidente nazionale aiapp, Paolo Villa, architetto paesaggista, direttore della rivista «Architettura del Paesaggio», e Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche, dialogano sulla professione del paesaggista.
Fare il paesaggista è considerato un privilegio. Un bel mestiere, giovane e pimpante che visto da angolature diverse mostra sempre aspetti sorprendenti e affascinanti. Naturalmente, non sono tutte rose e fiori, e la professione, presenta molti lati indecifrabili.
Come l’aggiornamento. Oggi la modalità più utilizzata di consultazione dei dati, è internet. Vi si trovano esempi, contatti, attori. Ma allora perché la più importante associazione italiana di architetti del paesaggio ha scelto e combattuto per avere una propria rivista, quando la carta stampata sta conoscendo una crisi irreversibile e internet conquista sempre più ampi utilizzi? La risposta è semplice: il mestiere di paesaggista è complesso e va raccontato con ordine, metodo e pazienza e non con la velocità di immagini e concetti in rapida successione.
La rivista che parla di paesaggio è una vetrina su cui si affacciano tre figure principali: chi scrive, chi progetta e chi legge. Ognuno con il proprio ruolo e il proprio contributo. Le tre figure non hanno confini marcati, perché c’è chi scrive e progetta, chi progetta e legge, chi fa tutte le cose. Per questo si può dire anche sia un mestiere imperfetto. Un buon motivo per trovare l’occasione di parlarne e di raccontarselo.
21 settembre 2016