ore 17.30
Ingresso libero
Nell’ambito della rassegna Naturale inclinazione, edizione 2016, è in programma un incontro sulla figura di Ippolito Pizzetti.
Pierfrancesco Stella, architetto, borsista in Fondazione Benetton 2015/2016, dialoga con Mariapia Cunico, architetto paesaggista, Master Paesaggio e Giardino dell’Università Iuav di Venezia, e Luigi Latini, architetto paesaggista, Università Iuav di Venezia.
Scrivere con il verde, progettando giardini alla sua maniera leggera e discreta, è stato come redigere memorie storiche all’inchiostro simpatico: che c’è ma non si vede.
Le tracce di Pizzetti devono essere scoperte, catalogate e forse interpretate, attraverso i delicati segni che egli ci ha lasciato, spesso stando dietro ai meccanismi divulgativi, come fece con le collane che ideò e che fondò, formando, alla natura; o dietro ai meccanismi progettuali, non solo legati alla creazione di giardini, ma anche nell’impronta che seppe suggerire ai propri allievi: un modo alla vita, che potesse abbracciare con sensibilità e sapienza il più possibile del bello che ci sta attorno.
Indagare la vita-opera di Pizzetti è stata occasione unica per capire il complesso mestiere del paesaggista, e come egli lo declinò con radicata passione e colta attenzione.
La nota che nel panorama dei paesaggisti distingue Pizzetti da certe figure più tecniche è la costante attenzione alle manifestazioni: tanto a quelle impercettibilmente concrete, quanto a quelle spiritualmente ineffabili. Nel sottobosco di Pizzetti si riverbera il complesso e condiviso progetto culturale sperimentato dai più accorti amici intellettuali italiani: all’ombra che la luna proietta fra gli alberi danzano divinità antiche e crescono piante che un occhio distratto riduce ad “erbacce”. In questo scarto trovano spazio la possibilità del divenire e l’humus che nutre ogni fantasia.


ore 17.30
Ingresso libero
Nell’ambito della rassegna Naturale inclinazione, edizione 2016, è in programma un incontro sulla figura di Ippolito Pizzetti.
Pierfrancesco Stella, architetto, borsista in Fondazione Benetton 2015/2016, dialoga con Mariapia Cunico, architetto paesaggista, Master Paesaggio e Giardino dell’Università Iuav di Venezia, e Luigi Latini, architetto paesaggista, Università Iuav di Venezia.
Scrivere con il verde, progettando giardini alla sua maniera leggera e discreta, è stato come redigere memorie storiche all’inchiostro simpatico: che c’è ma non si vede.
Le tracce di Pizzetti devono essere scoperte, catalogate e forse interpretate, attraverso i delicati segni che egli ci ha lasciato, spesso stando dietro ai meccanismi divulgativi, come fece con le collane che ideò e che fondò, formando, alla natura; o dietro ai meccanismi progettuali, non solo legati alla creazione di giardini, ma anche nell’impronta che seppe suggerire ai propri allievi: un modo alla vita, che potesse abbracciare con sensibilità e sapienza il più possibile del bello che ci sta attorno.
Indagare la vita-opera di Pizzetti è stata occasione unica per capire il complesso mestiere del paesaggista, e come egli lo declinò con radicata passione e colta attenzione.
La nota che nel panorama dei paesaggisti distingue Pizzetti da certe figure più tecniche è la costante attenzione alle manifestazioni: tanto a quelle impercettibilmente concrete, quanto a quelle spiritualmente ineffabili. Nel sottobosco di Pizzetti si riverbera il complesso e condiviso progetto culturale sperimentato dai più accorti amici intellettuali italiani: all’ombra che la luna proietta fra gli alberi danzano divinità antiche e crescono piante che un occhio distratto riduce ad “erbacce”. In questo scarto trovano spazio la possibilità del divenire e l’humus che nutre ogni fantasia.
14 settembre 2016