Cometa

martedì 16 Novembre 2010 —

Il giornalista Giulietto Chiesa, direttore del trimestrale «Cometa», risponderà alle domande di Alessandro Moser, direttore de «La tribuna di Treviso».

Argomento di conversazione saranno i temi che «Cometa» affronta periodicamente, che sono l’informazione e l’ambiente, considerati nella loro valenza tecnica e politica e nelle loro relazioni reciproche.
Secondo l’opinione degli autori ospitati dalla rivista, la situazione dell’ambiente, in termini globali, è così grave da richiedere a breve termine scelte drastiche su cui gran parte dell’opinione pubblica non è adeguatamente informata.
Si tratta di scelte che incideranno nei nostri stili di vita e modificheranno rapidamente le nostre abitudini.
L’ampiezza di queste modificazioni richiederebbe molte informazioni perché tali scelte possano essere consapevoli, condivise e non imposte.
Ma l’informazione – e in particolare la più seguita, quella televisiva – che non manca di eccessi di estremizzazione nel suo lessico quotidiano, è reticente nel fornire elementi di riflessione e poco seria nel fornire e approfondire dati oggettivi. Ciò perché preferisce la “spettacolarizzazione” dei suoi messaggi e la loro conseguente banalizzazione.
Questo processo, che prevede la progressiva riduzione a “gioco” di tutta la vita collettiva, produce un perverso gioco di specchi in cui i media rispecchiano la società, e insieme, ne producono le manifestazioni.

Cometa

martedì 16 Novembre 2010 —

Il giornalista Giulietto Chiesa, direttore del trimestrale «Cometa», risponderà alle domande di Alessandro Moser, direttore de «La tribuna di Treviso».

Argomento di conversazione saranno i temi che «Cometa» affronta periodicamente, che sono l’informazione e l’ambiente, considerati nella loro valenza tecnica e politica e nelle loro relazioni reciproche.
Secondo l’opinione degli autori ospitati dalla rivista, la situazione dell’ambiente, in termini globali, è così grave da richiedere a breve termine scelte drastiche su cui gran parte dell’opinione pubblica non è adeguatamente informata.
Si tratta di scelte che incideranno nei nostri stili di vita e modificheranno rapidamente le nostre abitudini.
L’ampiezza di queste modificazioni richiederebbe molte informazioni perché tali scelte possano essere consapevoli, condivise e non imposte.
Ma l’informazione – e in particolare la più seguita, quella televisiva – che non manca di eccessi di estremizzazione nel suo lessico quotidiano, è reticente nel fornire elementi di riflessione e poco seria nel fornire e approfondire dati oggettivi. Ciò perché preferisce la “spettacolarizzazione” dei suoi messaggi e la loro conseguente banalizzazione.
Questo processo, che prevede la progressiva riduzione a “gioco” di tutta la vita collettiva, produce un perverso gioco di specchi in cui i media rispecchiano la società, e insieme, ne producono le manifestazioni.

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