La giuria del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino ha deciso all’unanimità di dedicare la dodicesima edizione al Castelvecchio di Verona.

È un luogo che appare oggi come stratificazione, quasi come collage avventuroso di sedimenti diversi della memoria; fatto di parti, momenti, materiali, figure d’acqua diverse, dal grande fiume che passa sotto i tre archi del suo ponte ai piccoli gesti di artificio disegnato, vertici dell’invenzione del nostro tempo. Spazi e manufatti formano insieme un sistema sorprendente di torri, corti, giardini, percorsi nei quali si alternano stanze e spazi aperti senza soluzione di continuità, camminamenti orizzontali e verticali. Molti pezzi sono stati montati, smontati, di nuovo rimontati, aggiunti e sottratti, da una vicenda storica lunga almeno due millenni. Eppure l’insieme dà forma a una testimonianza storica unitaria.
Questo collage avventuroso messo insieme da una storia di lunga durata, esprime con forza unitaria e leggibile il proprio patrimonio di memoria. Questo luogo si mostra al nostro tempo e alla nostra sensibilità con le fattezze di una speciale capacità di metabolizzare cambiamenti e di pretenderne altri, nuovi, novissimi.
Castelvecchio possiede una percettibile vitalità, dimostrazione che la qualità di un luogo, la sua stessa identità, sono innanzitutto date dall’inesauribile tensione verso nuovi equilibri tra conservazione e innovazione; e che questi equilibri possono essere cercati solo all’interno di un suo governo coordinato e autorevole.

Ormai da mezzo secolo Castelvecchio esprime il suo carattere riconoscibile nella forma e nella vita di un museo, museo non museificato, museo come centro gravitazionale per la conoscenza della storia di sé, della storia della città, della storia delle arti della città e del territorio pertinente.

Castelvecchio è, dunque, la dimostrazione del valore che può assumere il dialogo tra una committenza pubblica illuminata e una capacità mirabile di misurare forme, distanze e dimensioni di oggetti e di giardini, e di dominare col disegno il rapporto inventivo tra oggetti e spazi aperti. In questo senso assume particolare luce il capitolo novecentesco costituito dal dialogo tra Licisco Magagnato e Carlo Scarpa; e Castelvecchio diviene così anche il luogo che la giuria sceglie per mostrare quanto sia significativo e pregnante il fatto che il premio porti il nome di questo felice inventore di giardini.

Pubblicazione

  • Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino

a cura di Domenico Luciani con Patrizia Boschiero e Luigi Latini

  • Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino

a cura di Domenico Luciani con Patrizia Boschiero e Luigi Latini