A pochi chilometri dal centro di Torino si trova un’area di confluenza di acque fluviali dove la nebbia è padrona del paesaggio e le strade sterrate perdono forma, mangiate dall’umidità che si leva dal fiume. Luoghi abitati da uomini e donne come Angelo, Gerardo e gli altri contadiniche da anni coltivano quelleterre di cui ora reclamanola proprietà; come Roky, Dariuse Jasmina che vivono insiemea oltre cinquecento personein un accampamento sulle sponde del fiume; Frida, che si spingefin qui in cerca dell’eroina, o Reno, che ha da poco perso casa e lavoro.
«In un giorno d’autunnoho scattato una fotografiada un ponte alla periferia della mia città. Un paesaggio naturale attraversato da un grande fiume. A ogni nuovo scatto quello spazio svelava qualche particolare in più di se stesso dando la sensazione che qualcosa lì dentro stesse respirando e pulsando, nascosto dal resto del mondo».
Interviene il regista Andrea Deaglio.


A pochi chilometri dal centro di Torino si trova un’area di confluenza di acque fluviali dove la nebbia è padrona del paesaggio e le strade sterrate perdono forma, mangiate dall’umidità che si leva dal fiume. Luoghi abitati da uomini e donne come Angelo, Gerardo e gli altri contadiniche da anni coltivano quelleterre di cui ora reclamanola proprietà; come Roky, Dariuse Jasmina che vivono insiemea oltre cinquecento personein un accampamento sulle sponde del fiume; Frida, che si spingefin qui in cerca dell’eroina, o Reno, che ha da poco perso casa e lavoro.
«In un giorno d’autunnoho scattato una fotografiada un ponte alla periferia della mia città. Un paesaggio naturale attraversato da un grande fiume. A ogni nuovo scatto quello spazio svelava qualche particolare in più di se stesso dando la sensazione che qualcosa lì dentro stesse respirando e pulsando, nascosto dal resto del mondo».
Interviene il regista Andrea Deaglio.