ore 18
Continua nel mese di giugno, con il secondo appuntamento, del ciclo di conferenze Arte e architettura giapponese.
J. K. Mauro Pierconti, storico dell’architettura e curatore dello spazio espositivo di Ca’ Scarpa, parlerà di Fujimori Terunobu: l’architettura giapponese reinterpreta la camera da tè tradizionale, con un’appendice su Kuma Kengō, Andō Tadao e Isozaki Arata.
L’opera dell’architetto Fujimori è costellata di progetti di camere da tè, un tema a lui vicino anche perché affrontato varie volte nella veste di storico e successivamente riversato nella pratica progettuale secondo una interpretazione che si discosta dal pensiero tradizionale, per andare a indagare nel fondo di questo piccolo spazio e chiedersi così che significato possa avere la camera da tè oggi, nel nostro tempo presente.
L’idea di Fujimori si chiarisce ben presto nella successione che scandisce le varie realizzazioni: la camera da tè contemporanea è il simbolo dello spazio individuale, generato a partire dal proprio benessere interiore.
Sarà quindi uno spazio raccolto, essenziale e libero, perché la camera da tè è anche lo spazio della fantasia. Quella fantasia che sarà diversamente esercitata dagli altri architetti presentati nel corso della conferenza e che fa emergere un nuovo tema progettuale: la camera da tè come spazio minimo, ovvero come un piccolo spazio compiutamente composto.
Perché scendendo nel dettaglio, la mente “opera un movimento mentale più lungo”.
Riferimenti bibliografici consigliati:
Libri sulla cultura del tè
Okakura, Il libro del tè, Milano 1983.
Tollini, La cultura del tè in Giappone e la ricerca della perfezione, Torino 2014.
Su Fujimori
J.K. M. Pierconti, Terunobu Fujimori. Opere di architettura, Milano 2019.


ore 18
Continua nel mese di giugno, con il secondo appuntamento, del ciclo di conferenze Arte e architettura giapponese.
J. K. Mauro Pierconti, storico dell’architettura e curatore dello spazio espositivo di Ca’ Scarpa, parlerà di Fujimori Terunobu: l’architettura giapponese reinterpreta la camera da tè tradizionale, con un’appendice su Kuma Kengō, Andō Tadao e Isozaki Arata.
L’opera dell’architetto Fujimori è costellata di progetti di camere da tè, un tema a lui vicino anche perché affrontato varie volte nella veste di storico e successivamente riversato nella pratica progettuale secondo una interpretazione che si discosta dal pensiero tradizionale, per andare a indagare nel fondo di questo piccolo spazio e chiedersi così che significato possa avere la camera da tè oggi, nel nostro tempo presente.
L’idea di Fujimori si chiarisce ben presto nella successione che scandisce le varie realizzazioni: la camera da tè contemporanea è il simbolo dello spazio individuale, generato a partire dal proprio benessere interiore.
Sarà quindi uno spazio raccolto, essenziale e libero, perché la camera da tè è anche lo spazio della fantasia. Quella fantasia che sarà diversamente esercitata dagli altri architetti presentati nel corso della conferenza e che fa emergere un nuovo tema progettuale: la camera da tè come spazio minimo, ovvero come un piccolo spazio compiutamente composto.
Perché scendendo nel dettaglio, la mente “opera un movimento mentale più lungo”.
Riferimenti bibliografici consigliati:
Libri sulla cultura del tè
Okakura, Il libro del tè, Milano 1983.
Tollini, La cultura del tè in Giappone e la ricerca della perfezione, Torino 2014.
Su Fujimori
J.K. M. Pierconti, Terunobu Fujimori. Opere di architettura, Milano 2019.
30 giugno 2022